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Buongiorno Mondo!

Diana Medri racconta della sua patria, la Bielorussia.

Mi rivolgo a tutto ciò che mi circonda per parlare della mia Patria.

Ogni volta che racconto della mia Bielorussia, della Terra dove sono nata e come se mi mettessi davanti ad uno specchio e parlassi di me stessa; e descriversi non è mai stato un compito facile.

Ognuno parla dei suoi luoghi natali con i termini migliori che conosce e io vorrei parlare così, ma non credo che ci riuscirò completamente. La mia Terra è ricca di molte potenzialità, ricchezze naturali e culturali, ma riserva anche molti lati negativi, parecchi “buchi neri” e pietosi, che purtroppo ancora non sono stati risolti.

La Bielorussia, con il passare del tempo, non si distrugge, non peggiora nella sua bellezza naturale. Davanti agli occhi si stende un drappo elegante e delicato della vasta pianura verde, che si mette in gioco con l’azzurro delle sue infinite acque limpide, in cui è ancora possibile immergersi.I campi di grano illimitati e i prati di fiori, avvolgono la terra come un morbido vestito.

Questo aspetto paesaggistico, genuino e semplice, porta ad una vita altrettanto semplice i suoi cittadini. Nel passato, il Paese è stato guidato dal comunismo e il popolo ne ha mantenuto per certi versi le idee. Ancora tuttora dividono fra loro quel poco che possiedono e la mancanza dei soldi toglie ogni genere di competitività e così implica il mettere in comune ciò che hanno, vedere la vita e gli altri in modo autentico e essenziale.

Nel mio Paese è presente una forte fede religiosa ortodossa, diffusa anche fra i giovani. Questo fatto sfata un’idea molto comune fra la gente: il fatto che il comunismo sia uguale al rifiuto della chiesa e tutto ciò che è collegato ad essa.

Purtroppo però non è la bellezza naturale che balza all’occhio, la Bielorussia è più famosa per la povertà, eredità storica del passato dittatoriale, che prosegue ancora in questi giorni.

La povertà diventa il motivo per cui bambini e ragazzi scappano di casa, vivono per strada, nei tombini o negli edifici abbandonati, considerando un tubo o una scatola il proprio letto. Mangiano e si vestono con ciò che trovano nelle discariche e vanno a questa “caccia” di sopravvivenza di notte, perché è qualcosa di umiliante e pietoso.

Cercano aiuto, ma spesso accade quello che una canzone russa racconta:

 “ e voi passate col capo chino,

mentre io sono li con la mano tesa, affamato..

aiutatemi, vi prego!

Perché in fondo io sono un vostro fratello!”

Nominando la Bielorussia nella vostra memoria risalgono anche immagini e ricordi di quel maledetto giorno del 26/04/86. Quella catastrofe commessa dalla mano umana, che ha creato lacrime, paure, dolore, malattie, morte e disperazione, avvenuta nel piccolo paese dell’Ucraina chiamato Pripiat’ dove c’era situata la centrale nucleare di Chernobyl, che ha coinvolta la maggior parte dei territori bielorussi. Per fortuna, molti bambini, vittime di quel fatale errore, vengono aiutati con le vacanze qui in Italia, dove per loro cambia la concezione della vita, qui vedono ciò che a casa loro sembra irraggiungibile. E anche se in Bielorussia hanno le famiglie, gli amici, gli affetti spesso vorrebbero rimanere qui, vivere in un altro paese, dove hanno almeno un pasto sicuro e anche perché sono consapevoli che qui c’è una possibilità di futuro.

Io sono una di quei ragazzi che vengono da Chernobyl, per respirare l’aria pulita, per essere coinvolti in nuove esperienze.

Ed ora eccomi qui, adottata da una famiglia italiana, finalmente figlia dei miei genitori..oramai sono un' adolescente che vive in due realtà, che concepisce la diversità di due mondi così diversi come l’ Italia e la Bielorussia.

Vorrei combattere e aiutare il mio Paese, ottenere un minimo di democrazia e la possibilità di migliorare e finalmente essere accettati e conosciuti dagli altri paesi.

Ma in Bielorussia dovrebbero mettersi in gioco coloro che stanno al potere per far nascere o meglio far scoprire ai propri cittadini le loro potenzialità e riuscire finalmente a chiudere la dipendenza dagli altri paesi.

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