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I ragazzi del progetto intercultura in festa

Pubblichiamo una lettera della responsabile del progetto, la prof. ssa Cristina Rolla ed un articolo apparso sul "Cittadino"

Si ringraziano i partecipanti al Concorso di poesia, prosa e fotografia indetto nel nostro liceo durante il secondo quadrimestre. Il concorso era volto alla pubblicazione dei lavori dei nostri studenti sul giornale “Babele” progetto che ha visto coinvolti alcuni di loro a partire dall’anno scolastico 2004/’05 nell’ambito del” Programma regionale per le politiche d’integrazione concernenti l’immigrazione”.

Buona la partecipazione della classe 2 A, e per questo si ringrazia la Prof.ssa Gambarini, per la sua sensibilità e disponibilità nel coinvolgere i suoi studenti.

La presentazione del giornale ha avuto luogo nel carcere di Lodi il giorno 7 Giugno 2010, consentendo la partecipazione a questa fase conclusiva anche agli ospiti della casa circondariale di Lodi, che hanno arricchito il giornale con alcuni loro lavori sul tema dell’integrazione e dell’intercultura.

Si ringrazia in modo particolare la nostra Preside per la sua sempre sensibile e attiva partecipazione, che l’ha distinta anche in quella serata.

 

Qui di seguito i nomi degli studenti di cui sono stati pubblicati i lavori:

Anelli Beatrice 2A Annuiti Paola 2A Bertoli Paolo 2A Comaschi Paolo 1C

Cornaggia Cecilia 4A Craciun Georgiana 5A Ferrari Stefania 2A Frediani Annalisa 4A

Gallinari Bianca 2A Lombardi Beatrice 4A Salvatori Eleonora 4A Soresi Stefania 4A Vigo Carolina 4A

  

Referente intercultura

Prof. Cristina Rolla

 
 

 

Parole di speranza, di fiducia, di incoraggiamento; parole che muovono il pensiero e lo trascinano verso nuove direzioni, che curano il dolore, la solitudine, che danno voce ai sentimenti. Ne servirebbero molte per raccontare le emozioni provate il 7 giugno dalle circa 200 persone che hanno partecipato alla festa per l’uscita del quarto (e ultimo) numero di «Babele», il giornale redatto dagli studenti delle scuole superiori lodigiane e da alcuni detenuti della casa circondariale di via Cagnola, organo ufficiale di un progetto finanziato da Regione Lombardia e Asl in collaborazione con il comune di Lodi e le associazioni Lodi per Mostar e Loscarcere. L’ultimo numero della rivista ospita, come scritto nell’editoriale di Laura Coci, coordinatrice del progetto, «un vocabolario composto da cinquanta parole per leggere il mondo, liberamente scelte da ogni istituzione, scolastica e non, della rete di pro g e t t o, che quest’anno è andata letteralmente “dentro”: dentro la Casa circondariale di Lodi, ove è cresciuto il decimo labor a t o r i o d i scrittura che si è unito a quelli d e l l e n o v e scuole secondarie di secondo grado e centri di formazione professionale, nodi storici della rete». Ed è stato proprio il cortile del carcere ad ospitare l’incontro di lunedì pomeriggio, a dimostrazione di come la cultura sia il vero antidoto a quella paura della diversità che è la malattia più grave e diffusa del nostro tempo, di come le parole siano uno strumento efficace quando si tratta di rimuovere le barriere che la nostra società interpone tra i suoi diversi componenti. «Le 50 parole che compongono il vocabolario di “Babele” raccontano la nostra capacità di aver messo da parte stereotipi e pregiudizi» ha detto Silvana Cesani, assessore alle politiche sociali del comune di Lodi, intervenuta all’incontro assieme al filosofo del diritto Luigi Lombardi Vallauri e allo scrittore rumeno Mihai Mircea Butcovan. Razzismo, convivenza, ricordo, lontananza, orizzonte, legge, diritto: le voci del vocabolario esprimono i desideri e le paure di una società civile che ha continuato Cesani «ha bisogno di uscire dalla stato di silenzio in cui è precipitata oggi, di prendere la parola e dare vita a forme di cittadinanza attiva». La partecipazione al progetto Babele è una di queste forme, particolarmente preziosa per chi non ha molte altre possibilità di fare sentire la propria voce oltre le pareti della cella in cui è rinchiuso: per i detenuti della Cagnola vedere il cortile pieno di persone è stata un’emozione grande, condivisa dalla direttrice della casa circondariale, Stefania Mussio, visibilmente commossa per il clima di grande familiarità. Anche il filosofo Luigi Lombardi si è detto emozionato, e ha regalato ai presenti un appassionato discorso sulle parole del vocabolario che più di altre gli parevano importanti acqua, origine, diverso, ignoranza con la preghiera di concentrarsi su «ciò che di straordinariamente profondo unisce tutti gli uomini, la loro origine comune, la loro stupefacente capacità di trasformare la carne e il sangue di cui è fatto il loro cervello in concetti coscienti». Al di là delle differenze che distinguono popoli e individui («superficiali come increspature se paragonate all’oceanica profondità del nostro essere uomini»), siamo tutti figli di una stessa forza vitale, «siamo tutti nipoti di nonno ittiostega». Chiudersi nel proprio orticello sarebbe una follia, perché lo ha ricordato Mihai Mircea Butcovan «la mente è come un paracadute: serve soltanto quando la si apre».  

Silvia Canevara

 

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